Il 16 settembre 2026 la pubblicità online ha aggiunto un bivio nuovo: far cliccare una persona verso una pagina oppure lasciarle chiarire i dubbi dentro una conversazione sponsorizzata. OpenAI sta testando negli Stati Uniti gli Sponsored Agents, agenti distinti dalle risposte indipendenti di ChatGPT. Google, con AI Max per le campagne Search, usa invece l’AI per scegliere query, messaggio e pagina di destinazione. Per una PMI non sono due versioni della stessa funzione. Spostano il controllo, i dati e il punto in cui può rompersi il percorso.
Il criterio: dove si risolve l’incertezza
Il confronto utile non è “quale AI scrive l’annuncio migliore”. La domanda è dove il potenziale cliente risolve l’incertezza che lo separa dall’azione.
Nel modello conversazionale la persona apre un dialogo con uno Sponsored Agent, fa domande sul prodotto e può raggiungere il sito quando è pronta. Nel modello landing page l’annuncio intercetta l’intento e porta subito sul dominio dell’azienda; AI Max può adattare il testo e selezionare la pagina più pertinente. La prima opzione prova a qualificare la decisione prima del clic. La seconda affida quel lavoro al sito.
Sponsored Agent: più contesto, più responsabilità
Il vantaggio dell’agente è evidente quando l’offerta richiede domande successive. Un software B2B, un servizio professionale o un prodotto configurabile raramente si spiegano con un titolo e una fotografia. Nella demo descritta da OpenAI, l’utente può chiedere se un tavolo entra nello spazio disponibile, quante persone ospita e come si mantiene. La conversazione sponsorizzata resta separata dalla chat originale e dalle risposte indipendenti di ChatGPT, quindi il confine commerciale è dichiarato.
Il contro è meno visibile. Un agente non inventa solo un testo: interpreta catalogo, disponibilità, condizioni e limiti dell’offerta mentre parla con un cliente. Se la base informativa è vecchia, il problema non è una headline mediocre ma una risposta commerciale sbagliata. Servono quindi contenuti versionati, regole su ciò che l’agente può promettere, log consultabili e passaggio a una persona quando la domanda esce dal perimetro.
C’è anche un limite di accesso: gli Sponsored Agents sono in test con inserzionisti selezionati negli Stati Uniti. Oggi, per una PMI italiana o svizzera, sono una direzione da preparare e non un canale da inserire nel budget di domani mattina.
Landing page con AI Max: controllo sul sito, automazione a monte
AI Max resta dentro una struttura più conosciuta. Google usa segnali provenienti da keyword, annunci e URL per ampliare le corrispondenze, personalizzare il testo e, con Final URL Expansion, scegliere una pagina del dominio ritenuta più adatta alla ricerca. L’inserzionista mantiene controlli su brand, località, inclusioni ed esclusioni di URL e può rimuovere asset generati.
Per una PMI questo approccio ha due vantaggi concreti. Il primo è la misurabilità: pagina, modulo, telefonata e acquisto restano nel percorso web già collegato ad analytics e CRM. Il secondo è la proprietà del punto di conversione. Il contenuto vive su WordPress, può essere corretto subito e continua a funzionare anche fuori dalla campagna.
La debolezza è la qualità del sito. AI Max può trovare una pagina pertinente, ma non può riparare un modulo che non invia, una pagina mobile lenta o un’offerta ambigua. Google avverte inoltre che Final URL Expansion può produrre errori 404 quando i tracking template non gestiscono correttamente l’URL dinamico. Qui l’automazione aumenta la portata di un difetto già presente: se il template è sbagliato, può mandare più traffico verso un errore.
WordPress diventa parte del sistema pubblicitario
Con la landing page, WordPress è il motore della conversione. Ogni servizio deve avere una pagina autonoma, veloce e leggibile, con promessa, limiti, prova e azione successiva coerenti. Le pagine legali, il blog e l’assistenza vanno esclusi quando non sono destinazioni commerciali. Prima di attivare l’espansione degli URL bisogna testare parametri UTM, redirect, cache e moduli sulle pagine che Google può selezionare.
Con lo Sponsored Agent WordPress non sparisce. Diventa la fonte da cui alimentare catalogo e condizioni, oltre che la destinazione finale scelta dall’utente. Questo rende utile una struttura a blocchi chiari, dati aggiornati e API che espongano solo ciò che serve. La stessa disciplina vale già quando si decide quali azioni WordPress può offrire a un agente: permessi stretti, schema prevedibile e nessun accesso generico al back-end.
Automazioni: velocità contro possibilità di audit
OpenAI permette anche di creare, aggiornare e analizzare campagne con prompt tramite un plugin Ads Manager in ChatGPT Work; nell’Ads Manager propone copy e immagini che l’inserzionista può rivedere prima di aggiungerli. Sono due livelli diversi e non vanno confusi: assistenza alla preparazione e conversazione pubblicitaria con il cliente.
In entrambi i modelli conviene tenere separati generazione, approvazione e pubblicazione. Un workflow può importare prodotti, proporre varianti e inviare i lead al CRM, ma budget, claim commerciali e destinazioni devono avere un gate umano. Un kill switch con permessi espliciti è più utile di un agente apparentemente autonomo che nessuno sa fermare.
La scelta per PMI e professionisti
Per offerte semplici, ricerche ad alta intenzione e team piccoli, la landing page resta la scelta migliore. È verificabile, posseduta dall’azienda e inserita in strumenti già operativi. AI Max può allargare targeting e creatività, ma va acceso dopo aver escluso gli URL sbagliati e validato tracking e conversioni.
Lo Sponsored Agent ha senso quando il dialogo è parte del prodotto: molte configurazioni, dubbi ricorrenti, catalogo ben strutturato e una procedura di escalation già pronta. Se oggi le informazioni sono sparse fra PDF, email e memoria delle persone, aggiungere una chat sponsorizzata non risolve il disordine. Lo rende pubblico.
La mia take è netta: prima si costruisce una landing page che converte e si misura; poi, se le domande pre-acquisto restano il collo di bottiglia, si aggiunge l’agente. Invertire l’ordine significa delegare la vendita a un sistema che non ha ancora una fonte affidabile da cui rispondere.

