Il 15 settembre 2026 Profound ha annunciato un round da 180 milioni di dollari a una valutazione di 1,8 miliardi, meno di sette mesi dopo i 96 milioni del Series C. Vende software per farsi citare dagli assistenti AI. Lo stesso giorno, sul mio blog, Search Console registrava questo: 181 URL in sitemap, 16 pagine con almeno un’impressione negli ultimi trenta giorni, zero clic. Google Analytics, sulla stessa finestra, contava 164 sessioni: Facebook, traffico diretto e un referral. Da ChatGPT, Perplexity, Gemini o Copilot: zero.
Le due cose lette insieme dicono una cosa sola, e non è che serva comprare uno strumento. Un sistema di misurazione delle citazioni AI misura un canale che per la maggior parte dei siti di PMI e professionisti non esiste ancora. Prima di pagare per contarlo, conviene capire cosa si può misurare gratis, cosa nessuno può misurare, e quali interventi tecnici vengono prima di qualsiasi dashboard.
Cosa sa e cosa non sa Search Console
La domanda che ricevo più spesso da chi ha già un sito è: come faccio a sapere se compaio nelle risposte AI di Google. La risposta documentata è scomoda. Google scrive, nella pagina AI features and your website, che i siti che compaiono nelle funzionalità AI — AI Overviews e AI Mode — sono inclusi nel traffico complessivo di Search Console, dentro il tipo di ricerca “Web”. Non c’è una riga separata, non c’è un filtro, non c’è un confronto fra prima e dopo.
Le regole di conteggio sono altrettanto specifiche: un clic su un link esterno dentro un AI Overview conta come clic, le impressioni seguono le regole standard, e l’AI Overview occupa una sola posizione nei risultati, con tutti i suoi link assegnati a quella stessa posizione. Tradotto: se la tua posizione media migliora o peggiora, non puoi dedurre da lì se sei entrato o uscito da un riquadro AI.
C’è un secondo tranello, ed è aritmetico. Interrogando la Search Analytics API sul mio dominio, per la finestra dal 16 agosto al 14 settembre 2026, la stessa query restituisce numeri diversi a seconda della dimensione richiesta:
- nessuna dimensione: 13 impressioni, 0 clic;
- dimensione
date: 13 impressioni, stesso totale; - dimensione
page: 31 impressioni distribuite su 16 pagine.
Non è un bug. Search Console aggrega per proprietà o per pagina, e una singola pagina di risultati che mostra due URL dello stesso sito conta una impressione a livello di proprietà e due a livello di pagina. Chi costruisce un report sommando le righe della vista “pagine” e lo confronta con il totale della proprietà ottiene due verità e nessuna spiegazione. Se il numero finisce in un report per un cliente, scegli una aggregazione, dichiarala e non mescolarla.
GA4 vede i referral, non le citazioni
Gli assistenti AI che aprono un link nel browser lasciano un referrer. Nel mio report per sessionSource degli ultimi trenta giorni compaiono facebook, facebook.com, m.facebook.com, (direct), l.facebook.com e un dominio terzo. Nessun chatgpt.com, nessun perplexity.ai. Su 164 sessioni, il canale assistenti vale zero.
Questo è il dato che una PMI può leggere il giorno stesso, senza integrazioni: in GA4 basta un rapporto esplorativo con dimensione Origine sessione e un filtro che tenga chatgpt.com, perplexity.ai, gemini.google.com, copilot.microsoft.com, claude.ai. Se il conteggio è zero, è zero davvero: non c’è una tariffa che lo faccia diventare positivo.
Il limite è altrettanto netto. Il referral dice che qualcuno ha cliccato, non che sei stato citato. Le risposte generate che ti nominano senza link, o con link che l’utente non apre, non lasciano traccia da nessuna parte. È esattamente il buco che le piattaforme AEO riempiono: interrogano i modelli con migliaia di prompt e contano chi viene nominato. È un lavoro di campionamento statistico, non una telemetria, e va letto come tale.
I tre bot di OpenAI non fanno lo stesso mestiere
Qui si concentrano gli errori più costosi, perché si fanno in una riga di robots.txt e si pagano per mesi. La documentazione OpenAI distingue quattro user agent, e tre contano per la visibilità:
- OAI-SearchBot serve alla ricerca: è quello che fa comparire un sito nei risultati delle funzioni di ricerca di ChatGPT. I siti che lo escludono non vengono mostrati nelle risposte di ricerca, pur potendo restare come link di navigazione.
- GPTBot raccoglie contenuti che possono finire nell’addestramento dei modelli. Escluderlo è una scelta legittima e indipendente dalla prima.
- ChatGPT-User è la visita innescata da un utente che chiede qualcosa: non naviga in automatico, e proprio perché l’azione parte da una persona le regole di
robots.txtpossono non applicarsi. OpenAI precisa che non è questo agente a determinare se un contenuto può comparire in Search.
La conseguenza operativa è precisa. Chi ha copiato in giro la riga «blocca i bot AI» e ha messo Disallow su tutti e tre ha ottenuto il contrario di quello che credeva: ha rinunciato alla citazione nelle risposte di ricerca, che è gratuita e porta traffico, per proteggersi dall’addestramento, che è la parte su cui aveva un’opinione. Le due leve sono separate apposta. E se la modifica serve, OpenAI dichiara che possono servire circa 24 ore dall’aggiornamento del file perché i suoi sistemi si adeguino: non è una manopola da girare il giorno prima di un lancio.
Su Google la logica è diversa ancora: il controllo per le funzionalità AI dentro la Ricerca passa dalle direttive per Googlebot, mentre Google-Extended governa l’uso per addestramento e grounding in altri sistemi. Attenzione a come lo si prova: Google-Extended non è un crawler e non esiste nessuna richiesta HTTP con quello user agent, è solo un token che vive dentro robots.txt. Per limitare quanto testo finisce in un’anteprima esistono nosnippet, data-nosnippet e max-snippet, e Google avverte esplicitamente che permessi più restrittivi limitano la presenza nelle sue esperienze AI. Ho già scritto di come si scrive questa parte del file su WordPress in Content Signals nel robots.txt di WordPress.
Il test da cinque minuti: cosa vede davvero un assistente
Prima di comprare un monitoraggio, conviene guardare la pagina con gli occhi di chi la legge. Ho chiesto la stessa URL del blog a sei user agent diversi — OAI-SearchBot, ChatGPT-User, GPTBot, PerplexityBot, Claude-User e Chrome su macOS — e ho registrato codice di stato e byte scaricati. Risultato: sei volte 200, sempre 146.374 byte identici. Nessun cloaking, nessun blocco del WAF, nessuna variante servita ai bot. È la condizione minima, ed è passata.
La seconda misura è meno rassicurante. Sulla stessa pagina, in una lettura successiva da 146.741 byte, il testo leggibile è di 14.872 caratteri: rapporto testo/HTML del 10,1%. Dentro ci sono 77.367 byte di CSS inline e 24.672 byte di JavaScript. Il tag <article> comincia al 65% del file e il primo <h2> al 68%. Un modello che legge quella pagina si porta dietro centodue kilobyte fra stile e script, e incontra la prima frase che risponde a una domanda solo dopo il 65% del file.
Chiunque può rifare la misura in due comandi su una qualsiasi pagina del proprio sito:
curl -s -o /dev/null -w "%{http_code} %{size_download}\n" \
-A "Mozilla/5.0 (compatible; OAI-SearchBot/1.4; +https://openai.com/searchbot)" \
https://tuosito.it/pagina/
curl -s -A "Mozilla/5.0" https://tuosito.it/pagina/ \
| python3 -c "import sys,re,html; raw=sys.stdin.read(); c=re.sub(r'<script.*?</script>|<style.*?</style>','',raw,flags=re.S|re.I); t=re.sub(r'\s+',' ',html.unescape(re.sub(r'<[^>]+>',' ',c))); print(len(raw),len(t),round(100*len(t)/len(raw),1))"
Il terzo numero è il rapporto. Sotto il 10% la pagina è quasi tutta impalcatura. Non esiste una soglia ufficiale e nessuno ha dimostrato che quel rapporto sia un fattore di ranking: il punto è un altro, ed è di costo. Ogni byte inutile è banda, tempo di parsing e contesto consumato, e su un tema che inietta 77 KB di CSS in ogni pagina il problema si risolve una volta sul tema, non articolo per articolo.
Il monitoraggio minimo che costa zero
Una PMI che vuole sapere se esiste per gli assistenti può montare in un’ora questo, e non serve altro finché i numeri restano piccoli.
- Un rapporto GA4 salvato con i cinque domini degli assistenti come filtro sull’origine sessione. Si guarda una volta al mese, non una volta al giorno.
- Un insieme fisso di dieci domande — quelle che un cliente farebbe davvero prima di chiamarti — poste sempre agli stessi due assistenti, sempre lo stesso giorno del mese, annotando su un foglio se il tuo dominio compare. È campionamento manuale, ha una varianza enorme, e vale comunque più di niente: il valore sta nella serie, non nella singola risposta.
- I log del server filtrati per user agent, separando OAI-SearchBot da GPTBot da ChatGPT-User. È l’unico punto in cui vedi la differenza fra “mi hanno indicizzato” e “un utente ha chiesto di me”. Su hosting condiviso i log grezzi spesso non ci sono, e allora il posto dove guardare è il pannello statistiche o il dashboard del CDN.
- Search Console per la copertura: quante URL della sitemap ottengono almeno un’impressione. Sul mio dominio sono 16 su 181, cioè l’8,8%. Questo numero, non il conteggio delle citazioni, è quello che dice dove sta il collo di bottiglia.
Cosa fare prima, sul sito, e in che ordine
Le raccomandazioni pubblicate da Google nel maggio 2025 per le esperienze AI cominciano da un punto che sembra banale: assicurati che i contenuti siano accessibili, che la pagina risponda 200, che il contenuto sia indicizzabile e che Googlebot non sia bloccato. Nessuna scorciatoia, nessun formato speciale. Vale come ordine di lavoro anche per gli altri assistenti.
Su un sito WordPress la sequenza che uso è questa, e i primi tre punti non si saltano:
- Risposta e indicizzabilità: nessun
noindexresiduo, nessuna pagina dietro a un cookie o a un redirect che il bot non segue, sitemap che contiene solo URL vive. - Contenuto nell’HTML servito: la risposta alla domanda deve stare nel sorgente, non arrivare via JavaScript dopo il caricamento. OAI-SearchBot e PerplexityBot leggono la pagina con un fetch HTTP semplice, senza eseguire JavaScript; Googlebot esegue il rendering, ma è l’eccezione e non conviene progettare sull’eccezione.
- robots.txt che distingue:
OAI-SearchBotpermesso se vuoi comparire,GPTBotdeciso separatamente in base alla tua posizione sull’addestramento, e la consapevolezza cheChatGPT-Userarriva comunque perché lo ha chiesto una persona. - Peso della pagina: CSS e JS inline tagliati sul tema, non sul singolo articolo. Sul mio caso significa intervenire sui 77 KB di stile inline, che è un lavoro di mezza giornata sul tema e vale per tutte le pagine del sito in una volta sola.
- Struttura leggibile:
<h2>che pongono la domanda reale, risposta nei primi due paragrafi della sezione, numeri con la loro fonte accanto. Serve al lettore e serve al modello che deve estrarre un passaggio citabile.
Chi ha già affrontato la parte di misurazione economica trova il metodo in AI nelle PMI: come misurare il valore reale: la logica è la stessa, si definisce la metrica prima di comprare lo strumento che la produce.
La take: 1,8 miliardi risolvono un problema che non è il tuo
Profound ha raccolto 180 milioni con Sequoia e Kleiner Perkins come lead, e Lightspeed, Khosla Ventures e South Park Commons già dentro. Quella valutazione ha senso: esistono aziende con decine di migliaia di URL, budget marketing a sette cifre e un canale organico che si sta spostando dentro le risposte generate. Per loro, sapere in quale percentuale dei prompt di categoria compare il brand è una metrica di bilancio.
Per un sito da 181 URL con 16 pagine viste da Google in un mese, quella stessa metrica misurerebbe zero con grande precisione. Il collo di bottiglia non è la citabilità: è la copertura d’indice, e prima ancora la quantità di pagine che meritano di essere indicizzate. Comprare un monitoraggio AEO in questa fase è come installare un contatore su un tubo staccato dalla rete.
La soglia che uso per decidere, e che non ho visto scritta da nessuna parte: ha senso pagare per misurare le citazioni quando almeno metà delle URL indicizzabili riceve impressioni e il traffico organico è stabile da tre mesi. Sotto quella riga, ogni euro speso in monitoraggio è un euro non speso nelle pagine che devono esistere perché qualcuno possa citarle.
Chiusura operativa
Le quattro cose da fare questa settimana, in ordine e senza budget:
- Esegui il test degli user agent sulla tua pagina più importante e annota codice di stato, byte e rapporto testo/HTML.
- Apri il
robots.txte verifica cheOAI-SearchBotnon sia bloccato insieme aGPTBot: sono decisioni diverse. - In Search Console conta quante URL della sitemap hanno almeno un’impressione in trenta giorni. Se sei sotto il 50%, il lavoro è lì.
- Salva in GA4 un rapporto sull’origine sessione filtrato sui domini degli assistenti, e guardalo fra un mese.
Il numero che conta per primo non è quante volte un modello ti nomina. È quante delle tue pagine esistono per chi le va a cercare.
Fonti
- TechCrunch, «AEO startup Profound hits unicorn valuation, raises $180M Series D», 15 settembre 2026
- Google Search Central, «AI features and your website»
- Search Console Help, «What are impressions, position, and clicks?»
- Google Search Central Blog, «Top ways to ensure your content performs well in Google’s AI experiences on Search», 21 maggio 2025
- OpenAI, «Overview of OpenAI Crawlers»

