Negli Stati Uniti si spende al ritmo di 84,95 miliardi di dollari l’anno solo per costruire gli edifici dei data center, il 73% in più di dodici mesi fa, e il conto non include server e rack. Il 6 ottobre, poi, il 90% degli utenti VMware intervistati in un sondaggio dice di cercare alternative per il costo delle licenze, e Google toglie ai piani gratuiti di Gemini i modelli migliori, mentre un gestore di colonnine di ricarica vuole mettere GPU nei parcheggi. Sono quattro notizie diverse con la stessa logica: chi controlla la capacità, o la piattaforma, decide il prezzo.

Data center: 85 miliardi e nessun server nel conto

I dati di agosto del Census Bureau, letti da Tom’s Hardware, mettono la spesa privata per la costruzione di data center a un ritmo annuo di 84,95 miliardi di dollari, contro 49,05 miliardi di un anno prima. I data center valgono ormai circa il 63% di tutta l’edilizia privata per uffici. Il dato conta solo muri, raffreddamento e impianti: le GPU stanno fuori dalla statistica.

Per chi compra servizi cloud o API la lettura è semplice. Chi costruisce a questo ritmo deve rientrare dell’investimento, e lo fa con listini, piani e limiti d’uso.

GPU nelle colonnine: la capacità va dove c’è corrente

Xeal, che gestisce colonnine di ricarica negli Stati Uniti, ha annunciato il 18 settembre Laitent: armadi grandi come un posto auto, con fino a 48 GPU Nvidia Hopper o Blackwell Ultra, installati nei suoi oltre 1.600 siti. L’argomento è l’allacciamento elettrico: le colonnine hanno 200 MW di potenza già autorizzata e secondo Xeal ne usano di solito meno del 10%. L’obiettivo dichiarato è superare le 100.000 GPU, il primo armadio è previsto entro fine 2026 (Tom’s Hardware).

Non è un prodotto da comprare domani, ed è per ora un annuncio. Dice però che per accendere nuova capacità l’allacciamento alla rete è uno dei passaggi più lenti, e Xeal prova a vendere proprio la potenza già autorizzata che non usa.

VMware: il 90% cerca un’uscita, pochi sanno come

Il sondaggio riportato da Ars Technica copre 300 organizzazioni che usano VMware. Il 90% esplora alternative per i costi di licenza più alti, il 54% cita la fine del supporto alle licenze perpetue decisa da Broadcom. Le frenate sono pratiche: complessità operativa (40%), gestione di più fornitori (38%), superficie d’attacco più ampia (37%), competenze del team (37%).

Un avvertimento sulla fonte: il sondaggio è di Rimini Street, che vende supporto di terze parti per VMware e ha interesse a descrivere clienti in difficoltà. Lo ha condotto Unisphere Research e i numeri sono in linea con altri report, ma va letto con questa tara.

Gemini: il piano gratuito scende a Flash-Lite

Dal 9 ottobre chi usa Gemini senza abbonamento avrà solo Flash-Lite (The Verge, Google). Flash richiede AI Plus a 4,99 dollari al mese, che a sua volta perde l’accesso a Pro con una data comunicata via email. Pro resta in AI Pro e Ultra, a 19,99 e 99,99 dollari al mese (prezzi USA); Deep Think, secondo la pagina di Google, solo in Ultra. Cosa significa per un team che lavora con account personali l’ho trattato nel confronto fra Gemini gratis e Workspace.

La mia take: gratis e perpetuo durano finché conviene al fornitore

La licenza perpetua di VMware e il piano gratuito di Gemini erano la stessa promessa, fatta in momenti diversi: pagare poco, o una volta sola, per qualcosa su cui il fornitore ha il controllo. Reggono finché al fornitore conviene. Quando Broadcom chiude le licenze perpetue o Google sposta i modelli migliori sui piani a pagamento, il fornitore ricalcola, e ricalcola sui clienti che non possono andarsene in fretta.

Per una PMI il rischio è dipendere da un fornitore che decide il prezzo senza che tu abbia un piano B già provato. Il 37% che nel sondaggio VMware cita le competenze del team lo suggerisce: chi non ha mai provato a migrare scopre il costo dell’uscita quando non ha più tempo.

Su Xeal sono più freddo. La latenza sotto i 20 ms promessa da Xeal conta per robotica e veicoli; per un chatbot su un sito WordPress o per un’automazione che smista email, la differenza fra 20 e 80 millisecondi non la nota nessuno. Quello che conta resta il costo per token e la continuità del servizio.

Cosa fare questa settimana

  1. Chiedi al tuo hosting o al fornitore IT su quale piattaforma di virtualizzazione girano i tuoi server, e se nel 2025-2026 hanno cambiato listino per le licenze.
  2. Elenca gli strumenti AI usati in azienda con un piano gratuito o a basso costo, e per ognuno scrivi cosa succede se domani il modello migliore passa al piano superiore.
  3. Per il servizio più critico fai una prova di uscita: esporta i dati, o fai girare lo stesso flusso su un secondo fornitore. Il confronto fra self-hosting e API aiuta a capire quanto costa l’alternativa.

L’unica difesa che costa poco è sapere in anticipo quanto ti costerebbe andartene.

Fonti