TL;DR: una trascrizione AI ripulita è comoda per scrivere, ma non dovrebbe diventare l’unica copia. Conserva audio e testo verbatim, poi genera una versione smart separata. Così puoi verificare nomi, cifre, correzioni e responsabilità prima di pubblicare o aggiornare il CRM.
Il problema: il testo migliora, la prova scompare
Google ha introdotto in Gemini 3.5 Transcribe due modalità diverse. verbatim conserva esitazioni, ripetizioni e false partenze; smart elimina i riempitivi, risolve alcune correzioni dette a voce e formatta il risultato. È utile per trasformare una registrazione in una bozza leggibile. Il rischio nasce quando il testo ripulito sostituisce la trascrizione grezza.
Immagina una chiamata commerciale: «Consegna martedì, anzi mercoledì». La versione smart può restituire direttamente mercoledì. Per la bozza è il risultato giusto. Per ricostruire cosa è stato detto, quando e da chi, manca però il passaggio intermedio.
La soluzione: separa fonte e documento di lavoro
Tratta la registrazione e il transcript verbatim come fonti. La versione ripulita è un documento derivato: si può correggere, riassumere e usare per preparare una mail, una scheda cliente o un articolo WordPress.
Il mio take è semplice: la pulizia automatica non è un problema di qualità del testo. È un problema di tracciabilità. Se non puoi tornare alla fonte, una frase più elegante vale meno di una frase verificabile.
I passaggi essenziali
- Salva l’audio originale con data, consenso e identificativo della pratica.
- Genera il verbatim con speaker e timestamp quando servono. Nella documentazione Gemini, queste funzioni appartengono alla modalità verbatim.
- Crea una seconda versione smart per la lettura e la scrittura. Non sovrascrivere il file precedente.
- Controlla i campi ad alto impatto: nomi, importi, scadenze, indirizzi, consenso e decisioni.
- Collega ogni output alla fonte con lo stesso ID, così una persona può risalire subito ad audio e transcript.
Se usi l’API Gemini, smart transcription non è compatibile con timestamp parola-per-parola e diarizzazione nella stessa richiesta. Il flusso corretto richiede quindi due output distinti, non un unico file che prova a fare tutto.
L’errore da evitare
Non incollare automaticamente la versione smart nel CRM o in WordPress come se fosse una registrazione fedele. Prima passa da una revisione umana sui dati che possono cambiare un preventivo, un ordine o un impegno verso il cliente. La stessa prudenza vale per la privacy: la guida sulla dettatura AI e il filtro per le bozze resta il controllo a monte.
Il take finale
Usa il testo smart per lavorare più in fretta. Conserva il verbatim per poter dimostrare perché quel testo esiste. In una PMI servono entrambi: uno riduce il lavoro editoriale, l’altro riduce il rischio operativo.

